...una voce...tante emozioni...un viaggio...tante voci...un libro...le voci in viaggio...
Siamo un gruppo di persone che Ama la lettura e ha deciso di mettere in valigia storie, racconti, fiabe, poesie e di partire per un lungo Viaggio, in mezzo alla gente.
Ad ogni tappa del nostro cammino trasmettiamo con la nostra Voce emozioni che partono da Viaggi lontani, a volte persi nel tempo.
Leggendo parole scritte da vite più o meno note, ma che hanno lasciato un segno nella storia del mondo, possiamo leggere la vita di tutti i giorni e cominciare a scrivere quella che verrà.
L’emozione più grande è leggere negli occhi e nel cuore di chi ti ascolta la condivisione di ciò che arriva dalla nostra anima.
Ed è l’inizio di un nuovo Viaggio…


Le Voci Consigliano

sabato 12 agosto 2017

Sabato al parco

Ah che sarà che sarà... che ci fa stare così bene ogni volta che stiamo insieme.... c'è qualcosa di speciale tra le voci in viaggio!! Mi meraviglia sempre come si sanno amalgamare le nostre diversità, mi meraviglia sempre come, quando siamo insieme, il cibo è buonissimo, il vino è buonissimo, l'atmosfera è gioiosa.Tante vite che si incontrano, e si intrecciano, e chiacchieriamo, e facciamo discorsi seri ( ah i massimi sistemi!!), e ci prendiamo in giro, e parliamo d'amore (e della festa della patata), e la Sonia mi dice che sono una rompi balle, e chiediamo alla Roby cosa leggere, e diciamo alla capa che a volte....(ma lei lo sa già!), e ci facciamo contagiare dall'energia della Giulia e dall'eleganza della Vittoria e dalla gioventù di Elena, ...e Rosanna dov'è??(che belle le nuvole!). Passeggiando tra gli alberi di Villa Varda ci siamo proprio godute il sole, l'ombra, l'acqua, il venticello leggero, e torno a casa più ricca e più felice perché, proprio quando non chiedi niente, la vita ti regala tanto!!!!

lunedì 31 luglio 2017

Anche se fa caldo.


Martedì 1 agosto 2017
alle 21,00
presso la Biblioteca di Codognè
ci rinfreschiamo ascoltando le storie
delle Voci in Viaggio
Ci aiuterà un gelato, un cuscino, un tappeto.
Il resto vien da sé...
Ti aspettiamo.

mercoledì 19 luglio 2017

Ti telefono per dirti....


 "Pronto? Sì. Ecco, stavamo giusto provando per l'evento del 25 luglio "Vecchie storie, ma non troppo".
Dove?  A Codognè, nel parco della Mutera.
Perché? E' un evento inserito nella rassegna culturale "Codogné sotto le stelle"
A che ora? Beh, alle 21,00.
L'ingresso è libero? Certo, sia per grandi che piccini.
Allora ti aspetto.
Ciao!"
Click!

martedì 4 luglio 2017

Viaggiare con le Parole @@@"Lord Jim" di Joseph Conrad ediz. Bompiani@@@

Grazie al nostro amico Patrizio che ci manda sempre queste pillole di libro.

Era alto quasi sei piedi, forse un pollice o due in meno, solidamente costrutto, e vi veniva incontro con le spalle un po' incurvate, la testa in avanti, e uno sguardo dall'alto in basso che vi faceva pensare a un toro pronto a caricare. la sua voce era profonda e sonora e i suoi modi rivelavano una tenace sicurezza in se stesso che pure nulla aveva di aggressivo. Sembrava una necessità quel suo atteggiamento, che appariva diretto tanto agli altri quanto a se medesimo. Meticolosamente curato nella persona, vestiva di bianco dalla testa ai piedi ed era assai popolare nei vari porti dell'Estremo Oriente, dove si guadagnava da vivere come agente di forniture marittime.
Un agente marittimo non ha bisogno di sottostare ad alcun esame, ma deve possedere in astratto una certa capacità, e saperla dimostrare praticamente. Il suo lavoro consiste nel precedere, a vela, a vapore o a forza di remi, gli altri agenti marittimi a bordo di ogni nave in procinto di gettar l'ancora, per salutare con effusione il capitano, e costringerlo ad accettare un biglietto da visita recante l'intestazione del fornitore navale da cui dipende; e, non appena il comandante scende per la sua prima visita a terra, deve pilotarlo con fermezza, ma senza ostentazione, sino a un magazzino vasto come una caverna, pieno zeppo di tutte quelle cose che si mangiano e si bevono a bordo; dove si può trovare e ottenere tutto ciò che può rendere bella ed atta alla navigazione la nave: da una serie di anelli per la catena dell'ancora sino alle lamine di foglia d'oro per decorare gli intagli di poppa; e dove il capitano è ricevuto come un fratello da un fornitore marittimo che non ha mai visto prima. Vi si trovano sempre un salotto fresco, poltrone, bottiglie, sigari, l'occorrente per scrivere, una copia dei regolamenti del porto, e il calore di un benvenuto che scioglie il sale da cui è impregnato il cuore di un marinaio dopo tre mesi di ininterrotta navigazione. Quella prima conoscenza deve essere coltivata, sino a quando la nave rimane in porto, dalle visite giornaliere dell'agente marittimo. Nei confronti del capitano egli deve essere fedele come un amico e pieno di attenzioni come un figlio, avere la pazienza di Giobbe, la disinteressata devozione di una donna, e l'allegria di un buontempone. Alla fine, si manda il conto. E' un mestiere bello e umano. Ecco perché i buoni agenti marittimi sono così scarsi. Quando un agente che possieda la capacità in astratto ha anche il vantaggio di essersi formato in mare, egli merita da parte del suo principale un bel po' di soldi e molta indulgenza. Jim aveva sempre stipendi ottimi e, in quanto a soddisfazioni, ne riceveva tante che sarebbero bastate a conquistare la fedeltà del diavolo in persona. Tuttavia, dando prova della più nera ingratitudine, gli accadeva di licenziarsi senza apparente motivo e di far fagotto. Ai suoi datori di lavoro forniva immancabilmente spiegazioni che, in realtà, non spiegavano nulla. Essi dicevano: "Maledetto pazzo!", non appena aveva voltato le spalle. E questo era il loro modo di commentare la sua squisita sensibilità.
Per i bianchi che trafficavano sulla costa e per i capitani di mare egli era semplicemente Jim, null'altro.
Il testo è tratto da "Lord Jim" di Joseph Conrad ediz. Bompiani.

Spedizione notturna nella mia stanza di François-Xavier de Maistre


La nostra amica e collaboratrice Katia Ceccarelli ci manda questa particolare recensione. Non vi vien voglia di leggere il libro?


François-Xavier de Maistre proveniva da una famiglia di intellettuali, il fratello Joseph era stato un antilluminista molto famoso a quel tempo tanto che era stato criticato anche da Leopardi.
François-Xavier invece era un tipo avventuroso, appassionato di mongolfiera e di scienza, era stato avviato alla carriera militare come usava fare con i figli scavezzacollo ed era finito a combattere contro Napoleone al fianco dell'esercito russo. Tanto amò la Russia da trasferirsi lì definitivamente nel 1839 fino al giorno della sua morte che avvenne a San Pietroburgo nel 1852.

Non aveva mai avuto velleità letterarie ma il destino e l'ingegno lo avevano reso autore di uno scritto molto apprezzato per la sua originalità: il Voyage autour de ma chambre "Viaggio intorno alla mia camera".
Il libro era nato per combattere la noia di una condanna agli arresti domiciliari a causa di un duello; nel 1794 era stato consegnato per 42 giorni al suo domicilio in quel di Torino.
Scrisse 42 capitoli, uno per ogni giorno, in cui, sulla falsariga dei grandi esploratori settecenteschi, descrive il panorama della sua camera come fosse un mondo da scoprire.
Il libro gli valse fama internazionale tanto da essere considerato l'epigono di un genere letterario.
Al “Viaggio” seguì la “Spedizione notturna” pubblicata nel 1825 a San Pietroburgo. Se il primo era stato frutto di un'idea bizzarra, quasi scherzosa, il secondo invece nacque da anni di riflessione e stilisticamente ripercorreva la transizione dall'Illuminismo al Romanticismo.

Ecco dunque che tanti anni dopo quell'esperienza, François-Xavier torna una sera nella sua stanza di Torino determinato a trascorre una notte fra quegli oggetti e quegli spazi che in gioventù gli avevano ispirato “Il Viaggio”.

“Il mio viaggio iniziò alle otto precise di sera. Il tempo era buono e prometteva una piacevole notte. Avevo preso le mie precauzioni per non essere importunato da visite – del resto rarissime, data l'altezza dell'alloggio e considerando le circostanze in cui mi trovavo all'epoca – e per rimanere solo fino a mezzanotte.
Per il compimento dell'impresa, quattr'ore mi erano più che sufficienti; anche perché, quella volta, volevo fare solo una semplice escursione intorno alla mia stanza.
Se il primo viaggio era durato quarantadue giorni, è perché non mi era stato possibile abbreviarlo. […] per meglio organizzare l'impresa e conferirle una possibilità di successo, pensai che bisognasse cominciare scrivendo una lettera dedicatoria [...] dopo lunga riflessione, giunsi a capire che sarebbe stato ragionevole scrivere prima e nel miglior modo possibile la lettera, cercando poi la persona a cui rivolgerla. [..] presi le poesie di Ossian e recitai a gran voce, camminando a grandi falcate per eccitare il mio entusiasmo [...] di queste avrei sicuramente approfittato per comporre con successo i versi della mia dedicatoria se, per mia sfortuna, non avessi dimenticato l'inclinazione del soffitto della stanza; che, abbassandosi all'improvviso, impedì alla mia fronte d'avanzare insieme ai piedi nella direzione presa.
Sbattei in modo così violento la testa contro quel maledetto soffitto, che il tetto della casa ne fu squassato. Il contraccolpo mi fece fare tre passi indietro, mentre i passeri che dormivano sulle tegole volarono via spaventati”.

Nonostante i buoni propositi dell'autore, la “Spedizione” inizia con una botta in testa. Personalmente ho letto questo libro con grande gusto e divertimento ma anche riflettendo sull'umanità e sull'ingegno delle persone speciali che in qualsiasi epoca e a qualsiasi latitudine sanno trovare il mondo in una stanza.

mercoledì 28 giugno 2017

Che Pirata Sei?





Con Le Voci in Viaggio solcheremo i mari del sud, e del nord, e anche ad est ed a ovest...
E se dovessimo trovare Johnny Deep andremo all'arrembaggio della sua nave perché siamo noi i pirati più Piratosissimi...
Indossa la tua benda più bella e unisciti a noi. Ti aspettiamo al caffè Arcadia di Corte delle Rose a Conegliano.
Sabato 1 luglio 2017
dalle 17,00


Ingresso Libero



mercoledì 21 giugno 2017

Occasioni perse...occasioni ritrovate occasionalmente.


Sabato 17 giugno arriviamo in via Carducci a Conegliano e alcuni gazebo sui marciapiedi ci fanno intuire che c'è una manifestazione...in più...difatti nessuno sapeva nulla!
Arrivo da Silmara, nel suo locale e mi conferma di non saper nulla di questo evento sportivo.
Tra l'altro il suo condizionatore le regala un assaggio in anticipo dell'ormai quasi abituale anticiclone africano, cioè ha deciso di non funzionare!
Pertanto decidiamo di far slittare l'evento "Racconti Lontani..." a data da destinarsi.
Un'occasione persa per rinfrescare quel pomeriggio con racconti di viaggio più o meno virtuali, ascoltando e sfiorando immagini vicine e lontane.
Un'occasione persa per chi poteva preparare un ottimo biberone per l'atleta stanco, a fine gara oppure per proporre lo "Sconto del podista"...avendolo saputo prima...
In realtà questa è stata anche l'occasione per stare seduti al tavolino esterno del Caffé Arcadia, sorseggiando un'ottima spremuta di melograno e per  parlare anche con i commercianti  di dove siamo, di dove andiamo, del da farsi e del non fare, dire...baciare...lettera, testamento, pugno sotto il mento come cita una vecchia conta.
Questa diventa l'occasione per far entrare in scaletta anche altri lettori e altri racconti.
E così, aspettando i "Racconti Lontani", occasionalmente ci siamo ritrovati.
A presto.

lunedì 5 giugno 2017

QUASI QUASI...


QUASI QUASI...
metti una cena a buffet. Porta qualcosa da casa, di tuo gusto, ma pensando a chi incontrerai. Non bastano tante cose, solo quelle più buone. Per fare festa poi ci penseranno le Voci che incontrerai. Anche loro porteranno qualcosa da casa, la cosa che piace di più, pensando al gusto degli altri e al gusto di fare festa. C'è anche un po' di vino o di birra che solletica le risate. Genuinamente. Ci accompagna un amico che ascolta i nostri discorsi e ci propone di andarlo a trovare,
Poi, le idee, le proposte, i progetti arrivano. E la serata si scioglie e si svolge lasciando a casa la stanchezza o i problemi. E così, un'altra serata organizzativa si volge quasi al termine ...quasi...perché tornando a casa, preparandosi per andare a letto e poi nei sogni...qualcos'altro apparirà.
Buona notte.

lunedì 15 maggio 2017

IL SEGRETO DI BLACK RABBIT HALL recensito da Annarosa Tonin







Cornovaglia, 1968. Amber Alton ha quattordici anni e ama sia la vita a Londra, con la sua amica Matilda a parlare di ragazzi, sia le vacanze a Black Rabbit Hall, sconfinata dimora che si erge, isolata e pronta ad accogliere come una madre, a ridosso di una natura selvaggia, ribelle e indomabile, e proprio per questo insostituibile agli occhi di quattro fratelli, di cui Amber, col gemello Toby, è la maggiore; gli altri sono ben più piccoli e si chiamano Barney e Kitty. Amber Alton narra al lettore la sua metamorfosi. Nel tentativo di restare se stessa, dopo la morte della madre Nancy, diventa la madre dei suoi fratelli, in attesa di Caroline, la seconda moglie di Hugo Alton. Amber parla al lettore come se le fosse vicino, come se, insieme a lei e i suoi fratelli, varcasse, in scene davvero memorabili, le stanze di Black Rabbit Hole, come se anche chi legge fosse scosso da ciò che accade all'interno, nel bosco e sulle rocce, spinto da ciò che spiegabile non è.

Cornovaglia, trent'anni dopo. La voce di Amber è spezzata da un'altra voce, una narrazione in terza persona che prende avvio nel momento in cui Lorna, giovane donna indipendente e sognatrice, è alla ricerca di un'antica dimora in cui organizzare il suo matrimonio con Jon. Lorna giunge a Pencraw Hall, il vero nome di Black Rabbit Hall, per parlare con la proprietaria, Mrs. Caroline Alton. Lorna è già stata in quel luogo da piccola, insieme alla madre, ma lo ha sempre visto da lontano. Vi ritorna vestita di un abito giallo, lo stesso colore indossato da Amber Alton il giorno in cui ha conosciuto Caroline.

Eve Chase è l'Autrice de "Il segreto di Black Rabbit Hall" e in questa sua opera prima il lettore riconosce una lunga tradizione narrativa inglese che dal romanzo gotico alle sorelle Brontë a George Eliot arriva a Virginia Woolf. Attente descrizioni, profonde pagine ricche di introspezione, dialoghi che quasi si sentono, un ritmo che deve molto a letture classiche, come "Cime tempestose". 

"Il segreto di Black Rabbit Hall" parla dei luoghi dell'infanzia, quelli che segnano la crescita e chiamano ogniqualvolta la vita richiede passaggi gioiosi o dolorosi. Il tema romantico della natura madre e matrigna, che custodisce o cancella il passaggio dell'uomo, rendendolo effimero o eterno, è simboleggiato da un albero a ridosso del fiume, un albero intagliato, inciso di nomi e date, a ricordo di un legame fortissimo tra fratelli. Un albero tra le cui fronde Amber e Lorna, in momenti diversi, comprendono quale deve essere la strada da percorrere. La sorte misteriosa dei quattro fratelli unirà la storia di Amber e Lorna, in un percorso di ricerca e di sfida al Male, necessario per scoprire chi si è veramente. Nella certezza che il sentimento figlio dei legami di sangue ci accompagna per sempre. In questo senso, magnifica appare la citazione iniziale da Fratello e Sorella di George Eliot: Era il mio saggio, e quando mi parlava/di serpi e uccelli, e di chi di Dio è l'eletto/la sua sapienza il confine segnava/tra l'uomo cieco e l'angelo che sa tutto./Se diceva Stai zitta! il fiato trattenevo;/quando diceva Vieni! fiduciosa correvo.

Viaggiare con le Parole " Anatomia di un soldato" di Harry Parker


ancora un contributo dell'amico Patrizio Neri
Ero stato fissato al muro da una squadra di operai, in un nuovo bagno per disabili di un centro di riabilitazione che si stava espandendo. Riflettevo le maniglie, il lavandino, l'asciugatore per le mani e il water lucido. Dal soffitto pendeva un cordino rosso antipanico.
Entravano in molti, spesso con le stampelle o in sedia a rotelle, e io riflettevo la loro immagine mentre chiudevano la porta con gesti impacciati. Si reggevano alle maniglie, tiravano lo sciacquone e usavano il lavandino. Alcuni non dovevano sedersi sul water e si svuotavano dell'urina da un tubo.
Comparve un nuovo uomo. All'inizio lo accompagnava un'infermiera, che lo aiutava a pulirsi, ma nel giro di qualche settimana fu abbastanza forte da farlo da solo.
Adesso era tornato, e si issò dalla sedia a rotelle sulla tazza del water, con i monconi che gli spuntavano davanti. Portava una maglietta e un paio di calzoncini e mentre faceva i suoi bisogni si guardò in mezzo alle gambe. Quando ebbe finito tirò la catena, tornò sulla sedia a rotelle e si diede una spinta fino alla porta. Ma stavolta intravide il proprio riflesso su di me e si fermò. Quello che mostravo era diverso dall'immagine che aveva di sé. Vide gli arti mostruosamente corti e lo spazio che li separava dal pavimento, dove un tempo esisteva una parte di lui. Capì che l'immagine riflessa era quella che vedevano gli altri, e rimase sconvolto. Scosse la testa incredulo. Era un essere innaturale, creato dalla violenza della guerra e salvato dai soldati e dai medici; era sopravvissuto a qualcosa a cui non si poteva sopravvivere, e si vedeva. Provò un senso di disgusto.
Si tolse i calzoni e poi la maglietta e li gettò a terra. Nudo, si specchiò dentro di me e poi abbassò gli occhi su di sé e scosse di nuovo la testa, senza volerlo.
Vide le cicatrici grottesche e le pieghe di carne e gli innesti di pelle arrossata che gli coprivano le ferite. Vide la violenza della bomba. Chi potrebbe amare questa cosa, pensò. Poi chiuse gli occhi e iniziò.
Faceva male, ma meno di tutto il resto, e la sua espressione non cambiò e non ci fu nessun piacere. Quando ebbe finito, i suoi nervi recisi ronzavano e lui chinò la testa e respirò. Aveva il seme scuro di sangue in seguito al trauma e lo guardò sorpreso. Si avvicinò al distributore di salviettine, tirò di nuovo lo sciacquone, si rivestì e se ne andò. Non si specchiò mai più su di me.
Il testo è tratto da " Anatomia di un soldato" di Harry Parker ediz. BIGSUR.
Dopo "Laccio emostatico" un altro capitolo di questo bel romanzo sul dramma eterno della guerra.

martedì 9 maggio 2017

Le Rose e altre storie delle Voci In Viaggio

Sabato 20 maggio alle ore 17,30 vi aspettiamo al Caffè Arcadia di Corte delle Rose a Conegliano per potervi offrire il fiore di maggio per eccellenza. Lo faremo, come al solito, alla nostra maniera, ma siamo sicuri che il suo profumo vi accompagnerà per tutta la serata.


lunedì 8 maggio 2017

Il Raccontino del Lunedì "Norwegian wood: il metodo scandinavo per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna" di Lars Mytting

Ancora un estratto da un libro offerto dal nostro collaboratore Patrizio Neri

...Quando il boscaiolo inesperto si accinge all'opera, occorre una certa dose di autocontrollo: la prudenza è una virtù che serve anche all'impiegato d'ufficio, ma più ancora a chi maneggia una motosega. Anche i boscaioli di una volta avevano terribili incidenti sul lavoro, e chi non usa la massima accortezza con la motosega rischia di mutilarsi. A piena velocità, la catena scorre a 70 km/h, e calcolando entrambi i lati il taglialegna si ritrova in stretta vicinanza con più di mille famelici denti al secondo. Questo libro non ha la pretesa d'insegnare come abbattere alberi in modo sicuro: occorrono testi appositi e insegnamenti pratici. In Norvegia è ormai diffusa l'idea che per maneggiare una motosega si debba seguire un corso specifico, o imparare da un boscaiolo esperto, anche perché i metodi cambiano a seconda dell'ambiente locale e di quale tipo di alberi si vuole abbattere. I corsi di sicurezza esistono un po' dappertutto, e i fabbricanti di motoseghe forniscono ottimi libretti d'istruzione e filmati (disponibili anche su internet) che indicano le procedure corrette.
C'è una regola importante, da seguuire sempre: l'albero va abbattuto con due tagli, il primo dei quali deve penetrare per 1/4 del diametro del tronco, in modo da ottenere una caduta controllata, nella direzione desiderata. Il secondo va praticato dal lato opposto, e deve fermarsi a pochi centimetri dal limite del primo, dimodoché la parte non tagliata funga da cerniera sulla quale l'albero si piegherà con un movimento fluido. Se il tronco non è perfettamente dritto, questo secondo taglio può essere adattato all'inclinazione dell'albero in modo da regolare la direzione di caduta, ma apprendere questa tecnica da un libro è come seguire un corso di tango per corrispondenza.
Durante la sramatura si rischiano incidenti. L'accorgimento più importante è quello di posizionarsi da un lato dell'albero e sramare la parte opposta, con la barra della sega appoggiata al tronco. Ai corsi vengono impartite alcune regole fisse: farsi accompagnare da un esperto, non portare mai con sé un cane o un bambino, cominciare dagli alberi più piccoli e prestare sempre la massima attenzione al vento, perché basta un lieve refolo per far oscillare anche l'albero più grosso. Agli inizi è già abbastanza difficile far cadere nella giusta direzione un albero di medie dimensioni; se poi ci si mette anche il vento, si aggiunge un ulteriore fattore di rischio. Anche se il primo taglio è perfetto e la procedura viene seguita meticolosamente, una folata può spingere l'albero nella direzione sbagliata, e nulla può arrestarne la caduta. Questo lavoro, all'apparenza tanto semplice e rozzo, in realtà, presenta una gran quantità di sottigliezze e trucchetti che solo la dura scuola dell'esperienza può insegnare.

martedì 25 aprile 2017

Ridevolissimevolmente al Caffè Arcadia a Conegliano

video
Un piccolo assaggio della performance di Sabato 15 Aprile.

lunedì 24 aprile 2017

Viaggiare tra le parole: Norwegian wood: il metodo scandinavo per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna


il raccontino del lunedì offerto dall'amico Patrizio Neri

Riesco ancora a rievocare tutte le sensazioni del giorno in cui mi resi conto che un fuoco a legna è ben più di una fonte di calore. Non era una gelida giornata d'inverno, anzi, era fine Aprile. Avevo già montato da un pezzo i pneumatici estivi sulla Volvo e ripulito gli sci dalla sciolina di Pasqua. Eravamo venuti ad abitare ad Elverum appena prima di Natale, e per sopravvivere alla seconda metà di un inverno non troppo rigido ci bastarono il riscaldatore per il blocco motore dell'auto e un paio di stufe a ventola. I nostri vicini erano una coppia di pensionati, brava gente, dell'allegra e laboriosa generazione del dopoguerra. Il marito, Ottar, rimase chiuso in casa fino al disgelo per via di una malattia ai polmoni.
In quel giorno di primavera, mentre spirava una leggera brezza, l'inverno che ci eravamo lasciati alle spalle era l'ultimo dei miei pensieri.
Fu allora che arrivò un trattore con un rimorchio, che si fermò ed entrò in retromarcia nel vialetto dei vicini. Il motore aumentò i giri, il rimorchio s'inclinò e rovesciò nel cortile un enorme carico di legno di betulla.
Sulla lastra di pietra davanti all'ingresso apparve Ottar, ansante e affaticato. Da novembre, la sua passeggiata più lunga terminava alla cassetta della posta accanto al cancello. Rimase lì a guardare il mucchio di legna, poi richiuse la porta, si tolse le ciabatte, si mise un paio di scarpe, scese dalla lastra di pietra, aggirò le pozzanghere e si chinò a raccogliere un paio di ciocchi, li soppesò e scambiò qualche parola con il contadino, che nel frattempo aveva spento il motore. "Legna? In questa stagione?", pensai. "Adesso che ci si può godere una birra in veranda?". E invece era proprio la stagione giusta, come in seguito mi spiegò Ottar: la legna si acquista in aprile-maggio, perché non è ancora stagionata, così la si può essicare a piacimento, il prezzo è più basso e la disponibilità sul mercato è maggiore.
Quel giorno continuai a osservarlo dalla finestra della cucina. Il trattore ripartì e lui cominciò ad accatastare la legna. All'inizio, a ogni ciocco che spostava gli veniva il fiatone. Aveva un respiro leggermente fischiante. Andai a chiedergli se gli servisse aiuto, mi ringraziò ma mi rispose che non occorreva. "Questa è un'annata buona, senti un pò questo ciocco. O quest'altro. Guarda che bello, e quant'è bianca la corteccia. E che taglio netto. Hanno usato una motosega ben affilata, lo si vede dalla scheggia quadrata. Io non sego più, sono troppo vecchio. E il taglio dei ciocchi è perfettamente dritto, anche. Non capita spesso, ora che tutti usano lo spaccalegna elettrico. Be', adesso riprendo il lavoro."
E proseguì, a schiena piegata. Io rientrai in casa. Poco dopo, feci un giro in paese e notai che l'acquisto di legna in primavera era ordinaria amministrazione: quasi tutti i cortili, soprattutto quelli delle case più vecchie, erano occupati da montagne di legna. Come quando si fa scorta di munizioni in vista della caccia all'alce. Passò una settimana, ma il carico di legna di Ottar non diminuiva. Solo la settimana seguente vidi che la cima era leggermente più lineare. E che lui era più...scattante? Cominciai a parlare con lui. Non gli occorrevano grandi discorsi per spiegarmi cosa stava facendo. Dopo un intero inverno passato a maledire la vecchiaia e la malattia che gli prosciugava le forze, quelle stesse forze che per tutta la vita l'avevano reso efficiente nel lavoro, ecco un'attività che lo riportava alle condizioni di un tempo. Aveva l'impressione di fare qualcosa di significativo, e il senso di sicurezza di chi provvede per tempo e non si lascia cogliere impreparato.
Ottar impiegò un mese ad accatastare tutto, concedendosi solo brevi pause. Quando rimasero solo schegge e cortecce, le raccolse tutte, per usarle come esca per il fuoco. Non ho mai assistito a una trasformazione del genere. Certo la vecchiaia e la malattia c'erano sempre, ma lui le teneva in scacco con un vigore tutto nuovo. Cominciò a fare brevi passeggiate, assunse una postura più eretta, e un giorno accese un trattore rasaerba giallo, appena comprato, e tagliò il prato. Mi rifiuto di credere che a tonificarlo fossero soltanto l'esercizio fisico e l'arrivo della stagione calda. Era la legna. L'aveva sempre tagliata da sé. Ora aveva riposto definitivamente la motosega, eppure amava ancora soppesare ogni ciocco e godersi quel profumo, adorava la sicurezza delle cataste e le ore che avrebbe passato davanti alla stufa non appena fosse tornato il freddo.
Ecco come è nato questo libro, che mi ha riportato dentro a una Volvo 240 a trazione posteriore, in una delle regioni più fredde della Norvegia, a far visita a chi spacca la legna e la brucia. Ho sostato ai crocevia ad ascoltare il ronzio delle motoseghe e soprattutto il quieto mormorio della sega ad arco di qualche pensionato. Dopodiché mi sono avvicinato con discrezione, provando a parlare di legna. Perciò questo libro è dedicato a te, Ottar. Tu ricordavi qualcosa che noi continuiamo a dimenticare: che l'inverno arriva ogni anno.
Il testo è tratto da "Norwegian wood: il metodo scandinavo per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna" di Lars Mytting ediz. UTET.

mercoledì 19 aprile 2017

in ricordo di Gomorra


GOMORRA
Fin dalla prima immagine si entra in un mondo parallelo; un mondo che non sta ne sopra, ne sotto, ma è violentemente parallelo alla quotidianità. Ciò che colpisce è la mancanza di vie d'uscita, se non quella di andarsene portandosi comunque dietro ciò che si ha, ciò che si è vissuto e quindi una via d'uscita che diventa un compromesso piuttosto che una soluzione.
Le immagini del degrado ambientale sono l'espressione delle persone che ci vivono e che nonostante il grosso giro di denaro non tenta minimamente di abbellire, di pulire, di mascherare.
Quando il film uscì nel 2008 mi rifiutai di andarlo a vedere:"Ecco, la solita retorica!". Quando il film sfiorò l'Oscar commentai con un."Ecco, il nuovo realismo italiano che non propone la bellezza, ma solo il marcio, senza proporre soluzioni".
L'altra sera, finito di veder il film, mi sono resa conto che guardare in faccia la realtà aiuta a pensare a delle possibili  soluzioni e a capire chi arriva da quel vissuto.
Guardando le vele di Scampia mi ha fatto ricordare un mio amico attore che in vari momenti è andato a fare dei laboratori teatrali in quel luogo.
Come pure mi è venuto in mente un programma radiofonico che raccontava dei tornei di pallavolo organizzato da squadre professioniste del nord in quei luoghi.

Che si debba ricominciare da qui?

martedì 18 aprile 2017

Viaggiare con le Parole "LE PIETRE" di CLAUDIO MORANDINI



una nuova recensione della nostra amica Annarosa Tonin

"Le pietre" è il libro della sera, la voce di un cantastorie di carta, che introduce ai suoni della notte: frane, sfrigolio delle rocce, eco del torrente, rimbombi sotto terra.

Come un bambino in attesa della prossima storia, il lettore si trova all'interno di un cerchio che gira, gira intorno a un mistero: le pietre semoventi e il villaggio alpino di Sostagno.

La vita lineare, scandita dalla transumanza, dettata dal ritmo delle stagioni, sei mesi a monte e sei a valle, a un certo punto, ma le ipotesi su quale sia stato il momento esatto sono molte, cede il passo alla vita instabile, non solo degli abitanti di Sostagno, ma di tutto ciò che li circonda.

C'è chi, come l'Io narrante, ha vissuto linearità e instabilità e chi, più giovane, non ha altre pietre di paragone che quelle semoventi.

Il lettore ascolta-legge di supposizioni, spiegazioni, ardite congetture sul perché, da decenni, questo fenomeno appaia sempre così singolare. Fino al tentativo degli abitanti di Sostagno di coglierne l'attrattiva per fare del villaggio alpino una meta turistica; fino a rassegnarsi a diventare, un giorno lontano, tutta pianura e chiedersi come sarà, vive in pianura; fino al "dovreste andarvene da qui", scandito ogni volta dal guardiacaccia Severino Mutolo.

Le spiegazioni della scienza non sono sufficienti, ma come spiegare altrimenti il fenomeno?

C'è chi considera le pietre semoventi una sciagura, conseguenza dell'arrivo dei coniugi Saponara, "i due babbei di città", nella cui casa, Villa Agnese, tutto ha inizio, tanto da pensare a uno spettro, oppure chi, come i bambini, le considera "animaletti da compagnia" con cui giocare per anni, a tal punto da scordarsene, perché le pietre compaiono improvvise, ma si muovono lente, con calma.

Claudio Morandini, attraverso una prosa antica, suadente come una cantilena, ci conduce in un viaggio tra il tempo presente e quello passato, sbirciando ogni tanto in quello futuro. "Le pietre" è un libro che culla, come una voce di tempi e luoghi lontani; allo stesso tempo, però, è un libro che ammonisce: la ragione non è affare buono per tutte le stagioni, guardare rapidi e sospettosi non porta frutto. E ricordare chi si è stati non è un affare di cui ridere.

"Le pietre", dunque, è un invito alla riconquista di uno sguardo scrupoloso verso ciò che ci circonda, uno sguardo "di ora in ora".

sabato 15 aprile 2017

Pasquetta in Vigna con Le Voci in Viaggio



La nostra pasquetta inizierá alle ore 10 con una passeggiata tra le nostre colline, con tappe per ascoltare racconti sulle tradizioni pasquali narrate dall'associazione Voci in Viaggio.
Per chi desidera c'é la possibilitá di prenotare il cestino pic nic.
Si torna in Vigna dove si potrá fare una degustazione del nostro Prosecco!
Se volete partecipare con solo la passeggiata: adulti 8 euro e bambini 5 euro, se volete fare anche il pic nic aggiungendo 10 euro potrete avere il cestino pensato dalla nostra cuoca Ada, a breve il dettaglio.
Piccola anticipazione: I cestini saranno di due tipi: vegetariano e tradizionale!
Per partecipare vi chiediamo di prenotare entro giovedí 13 aprile!


All'Agriturismo "La vigna di Sarah"
Via Col De Luna 6, Vittorio Veneto


LIdia Ravera "Il Terzo Tempo"

Interessante libro da mettere in lista. Clicca qui per una bella recensione.

"Costanza non è vecchia però presto lo sarà. Convinta che il terzo tempo sia da vivere pienamente, senza mai smettere di cercare la felicità, ne scrive con spirito battagliero in una rubrica. «Insegno malinconia positiva. Soffrire da vecchi è la regola. Soltanto i vecchi speciali ce la fanno. E i vecchi speciali sono quelli che stanno bene.» Quando eredita dal padre un austero ex convento a Civita di Bagnoregio si lascia prendere da un progetto vagamente sconsiderato...  "           

lunedì 10 aprile 2017

Viaggiare tra le parole: La mossa del cavallo di Andrea Camilleri

un nuovo invito alla lettura dal nostro amico Patrizio Neri

Donna Trisìna Cicero era una trentina mora, con gli occhi verdi sparluccicanti e due labbra rosse come le fiamme dell'inferno. Mischineddra, era rimasta vìdova da tre anni. Da allora si vestiva tutta di nìvuro, a lutto stretto, lo stesso però gli uomini quando la vedevano passare facevano cattivi pinsèri, tanta grazia di Dio senza che ci fosse un màscolo a governarla. Ma in paìsi c'era chi sosteneva che quel campo era stato invece arato e abbondantemente seminato....
Patre Artemio Carnazza, parroco del paese, era un omo che stava a mezzo tra la quarantina e la cinquantina, rosciano, stacciùto, amava mangiari e bìviri. Con animo cristiano era sempre pronto a prestare dinaro ai bisognevoli e doppo, con animo pagano, si faceva tornare narrè il doppio e macari il triplo di quello che aveva sborsato. Soprattutto, patre Carnazza amava la natura. Non quella degli accidruzzi, delle picorelle, degli àrboli, delle arbe e dei tramonti, anzi di quel tipo di natura egli altissimamente se ne stracatafotteva. Quella che a lui lo faceva nèsciri pazzo era la natura della fìmmina che, nella sua infinita varietà, stava a cantare le lodi alla fantasia del Criatore: ora nìvura come l'inca, ora rossa come il foco, ora bionda come la spica del frumento, ma sempre con sfumature di colore diverse.....Questa storia con donna Trisìna durava da una decina di jorna; Trisìna doppo la messa s'apprestava nel suo quartino, ma appena che lui ci metteva una mano sopra quella s'arrivoltava come la vipera che era. Quant'era beddra, però, la pìpera! Non ci sapeva resistere. Si fece persuaso che ancora una volta, per ottenere qualiche cosuzza da lei, doveva pagare.
Fino a quel momento, la taliàta di una minna nuda gli era costata cento grammi di cafè bono; la taliàta di tutt'e due le minne nude, trecento grammi di zùccaro; una vasata senza lingua, mezzo chilo di farina; una vasata con la lingua, un chilo di pasta fina di Napoli; una vasata con la lingua e le due minne nude, tre tazzine di porcellana e relative sottotazze; una passata di mano a lèggio a lèggio sopra le minne nude, un cucchiarino di vero argento; una vasata per ogni capezzolo, un rotolo di tela matapollo finissima per fare camicie. Trisina era fìmmina di agevole stato, il marito le aveva lasciato case e terreni, ma aveva, in prìmisi, un istinto di gazza latra e, in secùndisi, una testa di vera buttana alla quale piaceva farsi pagare.
"Questa troia mi sta spogliando la casa" pinsò amaramente patre Carnazza.
Il testo è tratto da "La mossa del cavallo" di Andrea Camilleri. 1° ediz. Rizzoli. 

sabato 8 aprile 2017

Le Voci in Viaggio al Caffè Arcadia di Conegliano

Ridevolissimevolmente
al caffè Arcadia il 15 aprile ore 17,30 
Al Caffè Arcadia in Corte delle Rose a Conegliano il 15 aprile dalle 17,30, le Voci in Viaggio vi "somministreranno" una scelta di letture "terapeutiche". Sappiamo tutti che ridere fa bene alla salute e le Voci tengono molto alla salute dei loro amici e...come disse il buon Giacomo Leopardi...

"Ridete franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile e spaventosa è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire."

Vi aspettiamo numerosi e con tanta voglia di divertirvi

giovedì 6 aprile 2017

Pasquetta in Vigna con Le Voci in Viaggio


La nostra pasquetta inizierá alle ore 10 con una passeggiata tra le nostre colline, con tappe per ascoltare racconti sulle tradizioni pasquali narrate dall'associazione Voci in Viaggio.
Per chi desidera c'é la possibilitá di prenotare il cestino pic nic.
Si torna in Vigna dove si potrá fare una degustazione del nostro Prosecco!
Se volete partecipare con solo la passeggiata: adulti 8 euro e bambini 5 euro, se volete fare anche il pic nic aggiungendo 10 euro potrete avere il cestino pensato dalla nostra cuoca Ada, a breve il dettaglio.
Piccola anticipazione: I cestini saranno di due tipi: vegetariano e tradizionale!
Per partecipare vi chiediamo di prenotare entro giovedí 13 aprile!


All'Agriturismo "La vigna di Sarah"
Via Col De Luna 6, Vittorio Veneto
  • Email: info@lavignadisarah.it
  • Telefono: +39 0438.1672623
  • Cellulare: +39 340.6003442

  • mercoledì 5 aprile 2017

    SONIA ROS >>Mostra "ANIME AL FRONTE"


     mostra

    SONIA ROS
    ANIME AL FRONTE
    a cura di LORENA GAVA
     
    sabato 8 aprile 2017
    alle ore 18:00
    presentazione di LORENA GAVA e SILVIO FUSO
     
    PALAZZO SARCINELLI, GALLERIA NOVECENTO
    CONEGLIANO


     8 APRILE - 1 MAGGIO 2017

    Viaggiare tra le Immagini °°A Girl walks Home alone at Night°°   


    Per la rassegna "Sguardi di Registe" giovedì 6 aprile alle 20:30  al cinema Don Bosco di Conegliano verrà proiettato il film:
    A Girl walks Home alone at Night   

    REGIA: Ana Lily Amirpour  DURATA: 98 minuti
    GENERE: Horror, Romantico    NAZ: USA, Iran
    CAST: Sheila Vand, Arash Marandi, Marshall Manesh, Mozhan Marnò, Dominic Rains, Rome Shadanloo, Milad Eghbali, Reza Sixo Safai  
        A Girl walks Home alone at Night è il film d’esordio di Ana Lily Amirpour, regista di origini iraniane cresciuta tra Gran Bretagna e Stati Uniti. E, come la storia della Amirpour, è film dal doppio volto, anzi dai doppi volti: è una favola nera e romantica che però racconta la dura realtà di violenza e sopraffazione della società iraniana, è girato a Los Angeles ma ambientato nel Paese natale della regista, è un concentrato di citazioni del cinema occidentale, ma esibisce con fierezza la sua identità medio-orientale.
        Bad City è una cittadina della periferia iraniana dominata da uomini violenti e corrotti. Denaro, droga e prostituzione sono i capisaldi di un luogo senza speranza, fino a quando compare una strana ragazza ammantata di nero. Vaga per le strade di notte e sembra una delle tante vittime indifese di Bad City, ma in realtà è un predatore spietato che punirà i criminali, vigilerà sugli innocenti e offrirà una possibilità di redenzione a chi ha ancora spazio per l’amore nel proprio cuore. 

    Crash


    Luoghi comuni. Stereotipi. Odio razziale. Confini, muri. "Crash" (2004) ci porta dentro la società americana all'epoca di quando le due torri erano state da poco abbattute. Un cast eccezionale ci porta a vivere un crescendo di emozioni attraversando il quotidiano di un singolo giorno di diversi personaggi, nella stessa città e che, in modo circolare, si trovano a vivere dei fatti in comune. Alcuni fatti belli, altri un po' meno. Destino? Caso? Direi richiamo al senso di responsabilità per cui ogni individuo è chiamato a vivere. Buona Visione.

    giovedì 30 marzo 2017

    Viaggiare con le Parole LA PASSIONE SECONDO MATTEO di Paolo Zardi


    ancora un contributo dell'amica collaboratrice Annarosa Maria Tonin

    "La passione secondo Matteo" di Paolo Zardi parte come un romanzo kantiano, dove la legge morale, da obbligo esterno, frutto dell'educazione ricevuta e della formazione professionale, diventa imperativo categorico interiore.

    Matteo, il protagonista, vive un tempo reale trattenuto, scandito da lavoro e famiglia e dall'etica che li fonda, diventando egli stesso il ferreo simbolo di questo edificio, per la conservazione della cui solidità fa appello alla preghiera e a una fede devota appresa da bambino.

    Nel tempo reale egli ha costruito un edificio privo di felicità, quella felicità che egli incontra nel tempo del sogno, riapparso nella sua vita quando riappaiono, fisicamente e nella memoria, le origini del suo dolore, della sua Via Crucis: la morte della madre, la malattia del padre.

    La passione di Matteo è la scoperta dell' "incapacità di separare odio e amore", la scoperta del corpo suo e degli altri, riconosciuto attraverso la nudità. Tutto questo grazie alla risposta affermativa a una domanda: "È necessario oltrepassare i confini della propria esistenza?"

    La Via Crucis rinnovata di Matteo, rinnovata dopo trent'anni dalla prima, è proprio questa: compiere un viaggio dall'Italia all'Ucraina, insieme alla sorella Giulia, che non vede da trent'anni, chiamato dal padre, Giovanni, che non vede da trent'anni, dalla morte della madre Virginia.

    Ed è proprio lontano dai suoi luoghi-edifici esistenziali, lavoro e famiglia, sempre in quest'ordine, lontano, dunque, a Est, a contatto con una dettagliata desolata povertà, che la natura umana si spoglia di ciò che aveva costruito, delle finzioni, degli obblighi, dei riti, del denaro, per andare incontro alla scarna essenza, all'uomo fatto di "due metà in uno".

    Piano piano, con calibrata e tesa cura della parola, Paolo Zardi rende "La passione secondo Matteo" un romanzo in cui riecheggiano Thomas Mann e Robert Musil, in cui la costruzione delle sue tre parti, corrispondenti ai nomi di figlia, padre e figlio, segue la partitura dell'opera di Johann Sebastian Bach.

    Le tre parti, infatti, sono composte da: cori, brani piuttosto lunghi che si trovano all'inizio, nel momento più drammatico e alla fine della vicenda narrata; corali, momenti di preghiera semplice, devozionale; turbe, brani brevi, in cui si scontrano pensieri differenti; brani per coro e solisti; recitativi e, quindi, dialoghi serrati; arie, in cui l'essenza umana emerge in tutta la sua grandezza e fragilità.

    "La passione secondo Matteo", dunque, è un unico, immenso inno alla vita e alla cognizione del corpo che si fa dolore.  

    "The Lost Way" a Conegliano: Il mistero è stato svelato o...qualcuno ha ancora dubbi?

    a tutti quelli che sanno ancora sognare un mondo migliore
    Ringraziamo tutti i bambini (e i bambini cresciuti) che ci sono venuti a trovare,
    che hanno voluto seguirci in questo viaggio alla scoperta di un mistero
    che ancora ci pone delle domande.
    Torneranno nel villaggio o rimarranno per sempre nel bosco?
    La risposta sarà sempre nelle nostre azioni.







    le Voci vi danno appuntamento alla prossima performance, seguiteci